04 maggio 2006

Una proposta di lavoro culturale

Il lavoro culturale è spinto così dalla logica della non integrazione a costruirsi le armi per difendere la possibilità di sopravvivere; il lavoro culturale non può che trasformarsi in lotta politica per propria difesa e perché la lotta politica diventa il livello più alto di ogni lavoro culturale.
(Gianni Bosio)

Inaspettatamente, i compagni di Rifondazione Comunista mi hanno proposto la candidatura come capolista per l’elezione del Consiglio Comunale di Roma il 28-29 maggio. Dopo averci pensato sopra, ho deciso di accettare. Per due ragioni:
- per contribuire, come indipendente ma non come isolato, a un’esperienza positiva di governo della città a cui Rifondazione Comunista ha dato un contributo positivo di unità nell’autonomia e nel dialogo;
- per continuare, con qualche strumento in più (per esempio, nella Commisisone Cultura), il lavoro di organizzazione culturale che ho svolto in questi anni come consigliere delegato per la memoria storica, oltre che nell’università, nel Circolo Gianni Bosio, nell’Istituto Romano per la Storia della Resistenza, nella Casa della Memoria e della Storia.

… questa città ribelle e mai domata…

Il lavoro culturale è lavoro politico soprattutto in tempi in cui l’offensiva berlusconiana fa del degrado culturale, del revisionismo storico, della corruzione del linguaggio strumenti diretti di dominio e di potere. Le condizioni di ogni lavoro culturale, e di ogni piacere culturale, sono la libertà, l’uguaglianza, la pace, la ricerca della verità. In due parole: antifascismo e democrazia. La Resistenza è stata anche una grande esperienza culturale: come dice la canzone partigiana, Roma non è mai stata una città sottomessa, una città docile, e nella sua cultura sono radicate le conquiste e i sogni del movimento operaio, della lotta per la casa, delle lotte sociali e studentesche che hanno fatto la storia di Roma dal dopoguerra a oggi.

…anche l’operaio vuole il figlio dottore…
(Paolo Pietrangeli)

La cultura non scende dall’alto; la cultura la facciamo tutti, ogni giorno. Perciò la cultura a Roma sono le grandi istituzioni, i monumenti di cui siamo tutti orgogliosi, ma sono anche Centocelle, Val Melaina, Donna Olimpia, Casalotti, Pietralata... ; sono i grandi eventi, l’Auditorium e la Notte Bianca, ma sono anche la storia orale, la musica popolare dalla tradizione orale al rock, i saperi del lavoro e della vita quotidiana, le storie fatte in casa che ci raccontiamo fra noi, che ascoltiamo tutti i giorni in autobus, in strada o in metropolitana; sono il teatro di Ascanio Celestini, la musica di Giovanna Marini. Fare cultura significa lavorare per periferie più vivibili; per un’aria più respirabile e un tempo meno soffocante; per vite meno precarie; per spazi aperti e accessibili di creazione e di fruizione di tutte le espressioni culturali; per una scuola pubblica e un’università capaci di costruire quell’uguaglianza di possibilità e di speranze che proclama la nostra preziosa Costituzione e che la destra più arrogante trova ancora scandalose.

… tutto sta scolpito nella memoria…
(Leon Gieco)

Memoria significa ricordare, cioè richiamare al cuore, ai sentimenti, il valore di quello che siamo stati e quello che vogliamo diventare; ma significa anche rammentare, riportarlo alla mente, all’intelligenza; e rimembrare, riportarlo al corpo, ai sensi, rimettere insieme quello che l’alienazione quotidiana e la manipolazione mediatica hanno frammentato (“rammendare”?). Nella Casa della Memoria e della Storia la memoria vivente della Resistenza si incontra con la ricerca storica e culturale in un lavoro quotidiano che serve più a cambiare che a conservare, che elabora e trasforma e che prepara, attraverso la cittadinanza vigile di oggi, la memoria del presente per il futuro.

… nostra patria è il mondo intero, nostra legge è la libertà…

Roma è una città-mondo, e una città che appartiene al mondo. Roma è per l’incontro e il dialogo fra le molteplici differenze di cui siamo fatti, anche quando è difficile e faticoso. La presenza attiva degli immigrati, il dialogo interreligioso nello stato laico, il ruolo fondamentale della comunità ebraica hanno trasformato in questi anni i modi e i nodi della nostra convivenza e fatto crescere la nostra coscienza civile. Lavoro culturale significa liberare Roma dai razzismi e dalle discriminazioni. E dire, con la nostra Costituzione e con la nostra coscienza, no alla guerra.

3 Comments:

Blogger lilli said...

Sono contentissima che una persona come te sia stata scelta per rappresentare la parte viva di questa città al Comune. Condivido il tuo intervento sul blog al duecento per cento. Grazie da una lavoratrice culturale.

11:44 AM  
Blogger francesco said...

Abbiamo tutti bisogno di respirare. Di potere mettere al centro della nostra vita ciò che realmente siamo. La nostra storia. Adesso, o ancora, non tutti se lo possono permettere. Che tu sia lì ci da speranza.

10:09 AM  
Blogger NapoliExtraComunitaria said...

Ho conosciuto Sandro Portelli agli inizi degli anni 70,all'epoca militavo nel G.O. 'E Zezi quale fondatore storico. Al Circolo "Bosio" sono intervenuto diverse volte ed è stata sempre un'esperienza che ci ha fatto crescere non solo artisticamente ma anche politicamente... venivamo da un'altra realtà non urbana.
Ho rivisto Sandro negli anni 90 quando insieme a NapoliExtraComunitaria abbiamo vissuto un'esperienza a dir poco eccezionale nei momenti di festa a Piadena con i compagni della Lega di Cultura assieme a: "L'albero del Canto",Lucilla Galeazzi, NapoliExtraComunitaria, il Micio, Peto e... tanti altri compagni.
Siamo napoletani, quindi non possiamo votarlo... ma siamo vicini a Sandro con il cuore e se ha bisogno delle nostre tammorre, triccaballache, scetavajasse noi ci saremo.
In bocca al lupo e AD MAIORA

4:20 PM  

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